giovedì 13 marzo 2008

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere.

Capì tutt'a un tratto di trovarsi in una lunga vacanza. Faceva cose delle quali non gli importava nulla, ed era bello. Comprendeva ora la felicità delle persone (per le quali fino a quel momento aveva sempre provato pietà) che svolgevano una professione a cui non erano spinte da nessun En muss sein! interiore e che esse potevano dimenticare non appena smesso il lavoro. Mai prima di allora aveva conosciuto una simile beata indifferenza. Quando al tavolo operatorio qualcosa non andava come lui voleva, si disperava e non riusciva a dormire. Spesso perdeva addirittura gusto per le donne. L'"Es muss sein!" del suo lavoro era come un vampiro che gli succhiava il sangue.

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